Una casa abbandonata infestata dalla piante; un giardino con sculture enigmatiche e a tratti inquietanti; la spettrale presenza di un uomo solitario dedito alle arti, un poeta che fonti orali sostengono sia morto suicida tanto tempo fa in un anno imprecisato, sulla cui persona i discendenti dei suoi vicini intessono storie esotiche, quasi come se ci si stesse riferendo ad una figura eterea e leggendaria, la cui esistenza si disperde tra le inestricabili trame temporali: “lu pulaccu“…
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Un ritorno decisamente vintage dei canoni estetici scheletrici tendenti all’anoressia che per un certo periodo sembrava avessero abbandonato il défilé in favore del body positivity con forme muliebri ben in vista a incanalare l’intensa energia procreatrice della Madre Terra: nell’autunno del 2001 La venere degli Alimini fa il suo ingresso in passerella.
Lascia un commentoGli ingranaggi della macchina produttiva di intere generazioni di salentini sono stati oleati dallo stesso olio prodotto da ettari di uliveti che colmavano qualunque orizzonte sul quale si poggiasse lo sguardo. Maturato alla luce del sole e lavorato nel sottosuolo in centinaia di frantoi ipogei scavati nella nuda roccia, con macine messe in movimento da muli e asini che si alternavano durante le ore del giorno e delle notte per permettere alla produzione di non fermarsi mai. Ininterrottamente. Per diversi mesi l’anno.
Lascia un commento13 marzo 1996
Genesi di una vora
13 Marzo 1996: in località Spedicaturo nei pressi di Nociglia (LE) si è verificato un fenomeno di subsidenza catastrofica che ha portato alla luce una cavità profonda 19 m e larga 20 m. Nell’area erano già presenti due doline di crollo connesse ad un complesso carsico attivo che riceve le acque di un reticolo endoreico lungo circa 14 Km.
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“Il Castello di Otranto” di H. Walpole, il primo romanzo gotico mai scritto
“Posso confessarvi quale fu l’origine di questo romanzo? All’inizio del giugno scorso mi svegliai un mattino da un sogno; tutto ciò che potevo ricordare era che mi trovavo in un antico castello e che dalla ringhiera posta in cima a una grande scala avevo visto una gigantesca mano, coperta da un’armatura. Nel pomeriggio mi sedetti e cominciai a scrivere, senza avere la minima idea di ciò che intendevo dire o descrivere. L’opera mi crebbe tra le mani…”
Anche se da un primo momento poteva sembrare un’impresa titanica, ai limiti dell’impossibile, Francesco Accogli è riuscito dove molti altri avrebbero desistito alla prima difficoltà. Quattro lunghi anni, ma, finalmente!, come dice lo stesso autore nel prologo, questa piccola grande creatura ha visto la luce.
Lascia un commentoSPECCHIA (LE) – In questo scorcio di fine estate a Specchia si è respirato un clima di recupero della memoria che, il 1° settembre, ci ha inoltrato nel passato attraverso la presentazione di una piccola opere a carattere religioso, una Madonna con Bambino benedicente.
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