Non solo grotte. Il sottosuolo è ricco di numerose cavità, anche artificili, per sopperire alla naturale necessità dell’uomo di realizzare strutture da destinare a diverse esigenze: culturali, religiose, abitative o, più semplciemente, per la coltivazione dei tufi.
Lascia un commentoSalogentis Articoli

Una casa abbandonata infestata dalla piante; un giardino con sculture enigmatiche e a tratti inquietanti; la spettrale presenza di un uomo solitario dedito alle arti, un poeta che fonti orali sostengono sia morto suicida tanto tempo fa in un anno imprecisato, sulla cui persona i discendenti dei suoi vicini intessono storie esotiche, quasi come se ci si stesse riferendo ad una figura eterea e leggendaria, la cui esistenza si disperde tra le inestricabili trame temporali: “lu pulaccu“…
Lascia un commentoUn ritorno decisamente vintage dei canoni estetici scheletrici tendenti all’anoressia che per un certo periodo sembrava avessero abbandonato il défilé in favore del body positivity con forme muliebri ben in vista a incanalare l’intensa energia procreatrice della Madre Terra: nell’autunno del 2001 La venere degli Alimini fa il suo ingresso in passerella.
Lascia un commento16 marzo 1865
Relazione parlamentare sulla legge dell'unificazione legislativa
16 marzo 1865: il tricasino Giuseppe Pisanelli completa la relazione parlamentare sulla legge dell'unificazione legislativa. Con questa relazione si vuole porre fine alle differenze legislative presenti nelle diverse regioni italiane nel periodo precedente all'unificazione.
Approfondisci la notizia

Un villaggio bizantino in località Scorpo (Supersano)
Non è il solo, e probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo villaggio bizantino riesumato dalla rossa terra del Salento. Siamo in località Scorpo (Supersano), ad una manciata di passi dall’omonima masseria in un fondo conosciuto come Lago di Sombrino, un toponimo non più impiegato dai tempi dell’unità ma che designava un’ampia zona palustre ai piedi della Serra di Sant’Eleuterio, non distante dal casale medioevale di Sombrino.
Gli ingranaggi della macchina produttiva di intere generazioni di salentini sono stati oleati dallo stesso olio prodotto da ettari di uliveti che colmavano qualunque orizzonte sul quale si poggiasse lo sguardo. Maturato alla luce del sole e lavorato nel sottosuolo in centinaia di frantoi ipogei scavati nella nuda roccia, con macine messe in movimento da muli e asini che si alternavano durante le ore del giorno e delle notte per permettere alla produzione di non fermarsi mai. Ininterrottamente. Per diversi mesi l’anno.
Lascia un commentoAnche se da un primo momento poteva sembrare un’impresa titanica, ai limiti dell’impossibile, Francesco Accogli è riuscito dove molti altri avrebbero desistito alla prima difficoltà. Quattro lunghi anni, ma, finalmente!, come dice lo stesso autore nel prologo, questa piccola grande creatura ha visto la luce.
Lascia un commento







