Non solo grotte. Il sottosuolo è ricco di numerose cavità, anche artificiali, per sopperire alla naturale necessità dell’uomo di realizzare strutture da destinare a diverse esigenze: culturali, religiose, abitative o, più semplciemente, per la coltivazione dei tufi.
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Una casa abbandonata infestata dalla piante; un giardino con sculture enigmatiche e a tratti inquietanti; la spettrale presenza di un uomo solitario dedito alle arti, un poeta che fonti orali sostengono sia morto suicida tanto tempo fa in un anno imprecisato, sulla cui persona i discendenti dei suoi vicini intessono storie esotiche, quasi come se ci si stesse riferendo ad una figura eterea e leggendaria, la cui esistenza si disperde tra le inestricabili trame temporali: “lu pulaccu“…
Lascia un commentoUn ritorno decisamente vintage dei canoni estetici scheletrici tendenti all’anoressia che per un certo periodo sembrava avessero abbandonato il défilé in favore del body positivity con forme muliebri ben in vista a incanalare l’intensa energia procreatrice della Madre Terra: nell’autunno del 2001 La venere degli Alimini fa il suo ingresso in passerella.
Lascia un commento25 marzo 1308
Inizia l'atto inquisitorio contro i templari
25 Marzo 1308: il giudice di Lecce Letizio de Inorocato e il notaio Goffredo de Ysaya, eseguendo gli ordini ricevuti da Roberto d'Angiò, procedono alla redazione dell'inventario dei beni che la domus templare di Lecce possedeva sia nel territorio della città e anche nella pertinenza di Otranto.


La torre messapica di Giuggianello
Nel mezzo di una distesa di splendidi ulivi secolari, memori ancora della maledizione delle terribili ninfe Epimelidi, narrata da Nicandro di Colofone nel II secolo a.C., ai danni di un gruppo di giovani pastori Messapi che qui vennero tramutati in oleastri e imprigionati in un’eternità senza gloria né memoria, giacciono i ruderi di una struttura fortificata circolare, eretta tra la seconda metà del IV e i primi decenni del III secolo a.C.
Gli ingranaggi della macchina produttiva di intere generazioni di salentini sono stati oleati dallo stesso olio prodotto da ettari di uliveti che colmavano qualunque orizzonte sul quale si poggiasse lo sguardo. Maturato alla luce del sole e lavorato nel sottosuolo in centinaia di frantoi ipogei scavati nella nuda roccia, con macine messe in movimento da muli e asini che si alternavano durante le ore del giorno e delle notte per permettere alla produzione di non fermarsi mai. Ininterrottamente. Per diversi mesi l’anno.
Lascia un commentoAnche se da un primo momento poteva sembrare un’impresa titanica, ai limiti dell’impossibile, Francesco Accogli è riuscito dove molti altri avrebbero desistito alla prima difficoltà. Quattro lunghi anni, ma, finalmente!, come dice lo stesso autore nel prologo, questa piccola grande creatura ha visto la luce.
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