SPECCHIA – Una vecchia con la conocchia in grembo intenta a filare e un’arancia rigorosamente amara in mano, con sette penne di gallina conficcate (tante sono le settimane della Quaresima). In Sardegna c’è una variante: una pupa con sette gambe.
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Non solo grotte. Il sottosuolo è ricco di numerose cavità, anche artificiali, per sopperire alla naturale necessità dell’uomo di realizzare strutture da destinare a diverse esigenze: culturali, religiose, abitative o, più semplciemente, per la coltivazione dei tufi.
Lascia un commentoUna casa abbandonata infestata dalla piante; un giardino con sculture enigmatiche e a tratti inquietanti; la spettrale presenza di un uomo solitario dedito alle arti, un poeta che fonti orali sostengono sia morto suicida tanto tempo fa in un anno imprecisato, sulla cui persona i discendenti dei suoi vicini intessono storie esotiche, quasi come se ci si stesse riferendo ad una figura eterea e leggendaria, la cui esistenza si disperde tra le inestricabili trame temporali: “lu pulaccu“…
Lascia un commento01 aprile 1539
Abbattuto il vecchio baluardo principesco di Lecce
1 Aprile 1539: Carlo V dà l'ordine di abbattere il vecchio baluardo principesco di Lecce per la costruzione di un nuovo castello-fortezza all'avanguardia (che porterà il suo nome). La progettazione sarà affidata a Gian Giacomo dell'Acaya.


Monumento lapideo in località Trisciani (Salve)
Un importante rinvenimento avvenne nel 1924, in un altro fondo, posto però a destra della strada (S.P. che da Salve conduce a Posto Vecchio - Strada Comunale di Mare - nel tratto compreso tra la Cappella e la Masseria S. Lasi) e distante da essa un centinaio di metri, sempre al piede della stessa collina. Nell’eseguire lo scasso per la piantagione di un vigneto vennero fuori dei frammenti di un bassorilievo, con la didascalia in lingua messapica. Il tutto misurava una lunghezza di circa 60 cm e 40 cm di altezza; ma era una parte dell’intero. Quella mancante, rimasta certamente nel terreno, nessuno si preoccupò di trovarla. Il cimelio, dal rilievo alquanto danneggiato, fu portato nel museo di Gallipoli[1].
Un ritorno decisamente vintage dei canoni estetici scheletrici tendenti all’anoressia che per un certo periodo sembrava avessero abbandonato il défilé in favore del body positivity con forme muliebri ben in vista a incanalare l’intensa energia procreatrice della Madre Terra: nell’autunno del 2001 La venere degli Alimini fa il suo ingresso in passerella.
Lascia un commentoGli ingranaggi della macchina produttiva di intere generazioni di salentini sono stati oleati dallo stesso olio prodotto da ettari di uliveti che colmavano qualunque orizzonte sul quale si poggiasse lo sguardo. Maturato alla luce del sole e lavorato nel sottosuolo in centinaia di frantoi ipogei scavati nella nuda roccia, con macine messe in movimento da muli e asini che si alternavano durante le ore del giorno e delle notte per permettere alla produzione di non fermarsi mai. Ininterrottamente. Per diversi mesi l’anno.
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